domenica, agosto 24, 2014

lunedì, agosto 18, 2014

giovedì, agosto 07, 2014

Perché un blog (o una pagina di facebook) non è il muro di un cesso pubblico

La pseudo-citazione inclusa del titolo di questo post è di Marco Travaglio, che una volta scrisse che i commenti su internet somigliano sempre di più alle scritte sui muri dei cessi pubblici.

Come ben saprà la maggior parte di voi, da qualche anno gestisco una pagina di facebook tramite la quale pubblico e promuovo il mio fumetto principale, Drizzit. Si tratta di una striscia a fumetti quindi viene pubblicata giornalmente, ma a me piace aggiornare la pagina anche con curiosità, illustrazioni, sketch preparatori... tutto sempre attinente al mio fumetto o a quello che faccio come disegnatore, ovviamente. Non sono uno di quelli che aprono una pagina su facebook poi rubano materiali altrui e lo postano al fine di accumulare migliaia di followers (a quale scopo poi, a parte pomparsi l'ego?).

Grazie al lavoro duro e al tempo speso a disegnare la mia pagina ha raggiunto la notevole quota di 28.000 lettori, il ché inevitabilmente ha condotto a dei problemi, perché "the problem with the global village is all the global village idiots" come scriveva Paul Ginsparg. Di tanto in tanto quindi capita qualche lettore che posta commenti idioti sotto i miei lavori. La maggior parte delle volte sono commenti davvero idioti, nel senso che sono dettati da ingenua ignoranza, poca esperienza, incapacità di comprendere bene quello che stanno osservando o leggendo, o anche da più di una di queste ragioni. Un esempio:


Ora, a parte che io non pubblico "vignette" ma strisce a fumetti, chiaramente questo commento rientra nella macro-categoria che io ho intitolato "uso a sproposito dei neologismi importati dall'inglese" e a riguardo ho anche scritto un'episodio di The Author. In pratica questa è la normale conseguenza del fatto che se l'uso di una parola, anziché ricercato e analizzato, viene acquisito tramite l'uso che se ne fa su mezzi come i social network o i forum dei videogiochi, nessuno ne imparerà mai il vero senso e significato. Ora qui potremmo discutere se il vero senso di un termine sia quello originale o quello trasposto di cui si fa più uso, ma senza addentrarci in un pantano del genere è chiaro che "filler" (termine usato per denominare gli episodi di una serie che servono solo a far numero e che non portano avanti una trama) non può essere applicato a un fumetto che è gratuito, quindi che non ha alcun interesse a allungare il brodo, e soprattutto il cui fine principale non è raccontare una storia bensì far ridere il lettore. Insomma è come se si desse del "filler" a una puntata di Big Bang Theory nella quale non si sviluppa la storia tra Leonard e Penny: lo scopo del telefilm è principalmente quello di far divertire lo spettatore, non quello di portare avanti una trama. Divertente poi che in molte serie televisive le puntate "filler" siamo molto più interessanti e ben fatte di quelle in cui va avanti la storia, vedi X-Files ...ma questo è un altro pantano. Usciamone.

Insomma che si commenti sotto una striscia a fumetti che si tratta di un filler, è idiozia. Come anche parlare di "fanservice" riferito agli artisti occidentali, o cose del genere. Questo genere di commenti mi lascia perplesso e amareggiato, ma il più delle volte nemmeno mi prendo la briga di rispondere.

Altre volte ritrovo invece commenti critici nei miei confronti che ritengo perlopiù sensati, e ai quali rispondo. Si tratta di commenti scritti nella maggior parte dei casi con cognizione di causa che muovono critiche ragionevoli. Due esempi:



Nel primo caso mi fanno pure un complimento quindi va benissimo!!! Ahahah :D ...no, seriamente, è chiaro che si tratta di una critica consapevole e mirata. L'illustrazione che avevo postato presentava dei font utilizzati per i titoli che al lettore in questione non sono piaciuti. Mi dispiace, non credo che avrei potuto impegnarmici di più (quei font li avevo scelti dopo un'accurata selezione, non a casaccio) ma è ovvio che ognuno è libero di avere la sua opinione sulle cose.

Il secondo esempio è decisamente più sgarbato ma non per questo meno legittimo. C'era una battuta sulle tette (tra l'altro era bellissima a mio parere, come ho avuto modo di rispondere) che a quel lettore non è piaciuta. Anche qui, mi dispiace. Ho risposto a questo commento più che altro per ribadire che il "contesto" di una battuta non è indice della sua qualità, e quindi che non è perché c'è una battuta sulle tette che quel lettore non ha apprezzato l'umorismo, probabilmente è perché quella battuta non gli è piaciuta. Gli "argomenti" dell'umorismo non vengono a noia, mai. E' un fatto conclamato. Se una cosa fa ridere, cioè se solletica il nostro senso dell'umorismo, l'argomento può essere anche lo stesso di altre diecimila battute. La satira mondiale da 2000 anni a questa parte, come ci ricorda Daniele Luttazzi, si basa sempre solo su quattro argomenti, e Woody Allen ha scritto così tante battute sulla masturbazione da riempire tre libri. Ho risposto per mettere in chiaro questa cosa, e il lettore che aveva lasciato quel commento ha pensato che fossi arrabbiato.

Questa è una cosa interessantissima. Se intervieni per mettere nero su bianco la tua opinione (su una tua opera, oltretutto) pensano che te la prendi, che sei incazzato, che ti inalberi. E non c'è modo per impedire che i lettori abbiano questa percezione. Puoi scrivere poco o molto, puoi usare faccine, puoi addolcire il tono. Niente, se rispondi te la stai prendendo. In pratica l'opinione della persona più idonea a risponderti viene sempre considerata un'entrata a gamba tesa nella discussione. Perché? Perché internet è quel posto dove puoi scrivere quello che ti pare senza che nessuno sia più autorevole di te, siamo tutti alla pari. Quando scende in campo l'autore di un'opera a portare il suo contributo, è perché "se l'è presa" e non perché -più semplicemente- vuole solo mettere in chiaro qual è il suo vero pensiero dietro una questione che si sta discutendo inerente a una sua opera, nella sua pagina. Gli utenti sono abituati a lasciare commenti ad autori distanti, che non rispondono né si interessano dell'opinione di chi li legge, e infatti quando faccio notare questa cosa agli amici mi consigliano tutti di non rispondere, di lasciar correre, di fregarmene ché quelli sono solo lettori. Paradossalmente, il mio volermi mettere sullo stesso piano dei lettori, il mio voler spiegare le cose, è visto come una cosa stupida dagli amici, e aggressiva dai lettori stessi.

Internet quindi è davvero la parete di un cesso pubblico? Un posto dove si entra, si scrive "Bigio merda" e si esce? Io non credo.

Secondo me un blog o una pagina di facebook sono più simili a un quaderno bianco che ti viene regalato dal Grande Stampatore di Quadernini (un tizio che probabilmente fa i soldi con le pubblicità stampate sulle copertine dei quadernini che regala). Questo quaderno è tuo, e puoi scriverci quello che ti pare, ma è sempre a disposizione di chiunque voglia leggerlo. E volendo, quando è permesso, chi lo sfoglia può aggiungerci un commento, un suo disegnino, un consiglio, una critica. Poi il quaderno torna a te, che rileggi cosa hanno scritto gli altri, aggiungi altre cose e via dicendo.

E' con questa mentalità che l'utente internettiano medio dovrebbe visitare un blog o una pagina, con l'idea che si tratta di un quaderno di un altro. Disegnarci un cazzo o un insulto al proprietario è una barbarie (e non è "censura" se poi il proprietario del quadernino lo cancella con il bianchetto, e magari non te lo presta più). Commenti come questo, ad esempio:


sono indice di maleducazione e di cafoneria. Non sta muovendo una critica, sta insultando i miei lettori e indirettamente anche me. Scusa stocazzo. Quando mi capitano soggetti del genere, mi prendo la briga di ammonirli, una o più volte. Ma devo essere sincero: non mi è mai capitato che stronzi del genere abbiano capito il concetto e abbiano smesso. Magari tacciono per un po', poi riappaiono qualche tempo più tardi con altri insulti, critiche violente, maleducazione.
Non c'è altra soluzione che boccarli (bannarli) e dispiacersi per quanto l'umanità sia deficiente. Anche se poi non è così deficiente. Perché in tre anni che gestisco la mia pagina di facebook e con 28.000 lettori che seguono il mio fumetto, per ora il numero delle persone che ho "bannato" è... due! Quindi al contrario di quello che dice il commentatore che ha lasciato la perla qui sopra sulla mia pagina, la qualità media dei miei fan, per quanto riguarda l'educazione, è molto alta.

E nel profondo del mio cuore, voglio sperare che sia anche perché hanno la consapevolezza che l'autore non è un'entità astratta che fluttua distante nella stratosfera sopra di loro, noncurante di quello che pensano, bensì una persona che ha interesse per quello che pensano.

martedì, luglio 01, 2014

Bigio @ Radio Factory



Intervistato da Radio Factory durante La Sagra dei Fumetti, a Villafranca di Verona!

mercoledì, giugno 25, 2014

We Love Cosvideos con Bigio


Qualche giorno fa sono stato ospite della fumetteria Dragon Legend, che ha aperto da appena pochi mesi sulla via Appia a Roma, tra la metro Furio Camillo e Colli Albani. Vado sempre molto volentieri ospite delle fumetterie, lo trovo un modo migliore -umanamente parlando- di promuovere il mio fumetto. Ho la possibilità di parlare con chi viene a conoscermi, posso dedicare più tempo ai disegni, trascorro il tempo più serenamente. Le fiere del fumetto, quelle medio-grandi come Romics, Lucca Comics & Games, Cartoomics, mi costringono a tirar via i disegni velocemente, con risultati assai poco apprezzabili (secondo me). Comunque, tagliando corto, durante la mia permanenza presso la fumetteria Dragon Legend sono stato intervistato da Andrea Pierini, quello di We Love Cosvideos. Il risultato lo potete apprezzare qui sopra. Buona visione!

giovedì, giugno 05, 2014

La nascita di "Drizzit - il Gioco di Carte"

Come annunciato nel blog ufficiale di Post Scriptum Games, il prossimo autunno arriverà il Gioco di Carte di Drizzit. Si tratta di un prodotto che in questi mesi si è deciso di realizzare e al quale si è lavorato parecchio. Ma andiamo con ordine. Tutto inizia l'autunno scorso con un vago accenno all'intenzione di fare qualcosa del genere da parte di Lucio (editore a capo di Shockdom). Lì per lì ricordo che la cosa non mi entusiasmò particolarmente, gli dissi che ci avrei pensato. Poi sono tornato alla mia scrivania, mi sono seduto, e ho cominciato a buttare giù idee a riguardo. Morale: nel giro di una settimana avevo tra le mani circa 150 carte di un prototipo molto acerbo di gioco, tutte disegnate e scritte a mano, pronte per essere playtestate.

Durante i mesi invernali del 2013 ho provato svariate volte il gioco, proponendolo in ludoteca, giocandolo con gli amici e apportando tantissime modifiche. Contemporaneamente comunicai a Shockdom che avevo deciso di farlo (anche, che per la verità lo stavo già playtestando). Ricevetti una mail da parte di Andrea Chiarvesio, game-designer di nota fama, che era interessato a partecipare alla creazione del gioco in quanto fan del fumetto. Anche solo leggendo il regolamento, mi diede buone idee che integrai subito nel gioco. Purtroppo ancora non sapevo proprio come procedere quindi rimandai ogni ulteriore decisione sullo staff creativo a data da destinarsi. Continuai a lavorare al gioco da solo, finché non seppi che Post Scriptum era interessata a produrre il gioco. Al Cartoomics di Milano incontrai Mario (editore di Post Scriptum) e assieme a Lucio e a qualche lettore che era venuto per farsi firmare gli albi di Drizzit, improvvisammo una partita durante la quale spiegai a entrambi gli editori qual era la mia idea per un Gioco di Carte di Drizzit:

Essenzialmente, avrei voluto che il lettore affezionato di Drizzit non restasse deluso dal gioco, trovandosi per le mani, dopo l'acquisto, un prodotto diverso da quello che effettivamente si sarebbe aspettato. In pratica secondo me era obbligatorio che si giocasse interpretando i personaggi del fumetto, e che il gioco in qualche modo "simulasse" un'avventura di Drizzit ad ogni partita. Non mi piaceva l'idea che il gioco di Drizzit fosse un party-game, o un gioco tutti contro tutti: il fumetto di Drizzit non è così. Inoltre molti dei lettori di Drizzit, ne ero e ne sono sicuro, sono persone che di fronte a un giochino troppo semplice avrebbero storto il naso. D'altro canto, non volevo che il gioco fosse troppo complicato perché temevo che tanti altri lettori, meno esperti di giochi, avrebbero finito per non apprezzare un regolamento troppo lungo o complesso.

Rileggendo quali erano le mie premesse, e considerato che in quel momento avevo già in mano un prototipo di gioco, mi rendo conto di essere stato piuttosto duro. Ma quasi subito misi in chiaro che il gioco poteva (anzi doveva) essere ulteriormente provato e migliorato. Dopo il Cartoomics iniziammo a lavorare sul gioco, playtestandolo e aggiustandolo sempre di più. Andrea fu contattato e divenne a tutti gli effetti uno dei creatori del gioco. Marco Cosentino (artista disegnatore per ZenoScope Entertainment e altre case editrici statunitensi) venne assoldato per impostare l'aspetto grafico delle carte, i dorsi e le cornici che avrebbero circondato disegni, punteggi e testi. Naturalmente, io ci avrei messo i disegni, oltre a rompere le balle sulle modifiche che non mi piacevano del regolamento.

Il gioco, nella sua veste di regole ben delineate, prese forma nelle settimane successive. Cinque personaggi giocabili, che è possibile interpretare in partite da uno a cinque giocatori. Ogni personaggio è uno dei protagonisti del gioco e ha una serie di poteri, oggetti e alleati a disposizione da utilizzare durante la partita. Il mazzo principale delle carte genera una serie casuale di difficoltà: eventi, trappole e letali nemici. Occorre affrontarle per avanzare nel tragitto che porterà il gruppo a scontrarsi con un boss, poi con un altro, e poi con un altro ancora. Il gioco è strutturato in modo che alcune delle carte possono essere sostituite in modo da decidere che tipo di avventura affrontare (nella scatola base saranno già presenti tre diverse ambientazioni), mentre il livello di difficoltà della partita potrà essere deciso variando alcune impostazioni, come il numero di provviste presenti inizialmente nella bisaccia, o la lunghezza del "sentiero" ovvero della strada da percorrere per arrivare ad affrontare ogni boss. Più in generale, il Gioco di Carte di Drizzit è più un gioco da tavolo con le carte che un un gioco di carte in senso stretto, e per vincere i giocatori dovranno collaborare fra loro e saper sfruttare i punti di forza (e le debolezze) dei personaggi che interpretano. Addirittura dove sedersi, attorno al tavolo, potrebbe essere fondamentale, in quanto alcuni personaggi possono difenderne altri ma solo se sono vicini di posto.

Ho cercato di dare al gioco una struttura semplice, di creare carte divertenti, di lavorare affinché il prodotto finale potesse piacere a tutti i lettori del fumetto, sia quelli un po' più esperti di giochi che quelli che non hanno mai lanciato un dado in vita loro. Non mi aspetto che il gioco vinca il premio per il prodotto ludico più innovativo dell'anno, né che svetti tra i concept più originali tra i giochi in scatola. Mi aspetto invece che sia il Gioco di Carte di Drizzit al 100%, ovvero il gioco di carte migliore che si potesse fare basandosi sul mio fumetto e rispettandone le atmosfere, l'umorismo, le storie i personaggi.

Attendo le vostre opinioni, quando uscirà, a Ottobre!

mercoledì, maggio 14, 2014

Il prossimo viaggio di Bigio


Lascio qui sul mio blog uno screenshot dei miei impegni per le prossime settimane, così anche chi non frequenta facebook può sapere dove e quando trovarmi. Per maggiori info su ognuno di questi eventi vi consiglio di cercarli con google, trovare la pagina ufficiale e scoprire con esattezza dove e quando avranno luogo: io sono solo un ospite!

Se nei prossimi weekend riuscite a beccarmi da qualche parte, dedica assicurata!