venerdì, aprile 15, 2011

Eco


Ancora un brano dal libro di Fernando Pessoa che sto leggendo.

"Mi stanca tutto, anche quello che non mi stanca. La mia allegria è dolorosa come il mio dolore. Magari potessi essere un bambino che mette barchette di carta in una vasca dell'orto, sotto un baldacchino rustico fatto di viti intrecciate che formano scacchi di luce e ombra verde nei cupi riflessi della poca acqua. Tra la vita e me c'è un vetro sottile. [...] Ma non abdico neanche a quei banali gesti della vita ai quali vorrei tanto abdicare. E i miei sogni sono uno stupido rifugio, come un ombrello contro un fulmine. E persino io, colui che sogna tanto, ho intervalli in cui il sogno mi sfugge e le cose mi appaiono nitide. Svanisce la nebbia di cui mi avvolgo e da ogni fessura visibile viene ferita la mia anima. Ogni durezza fa male al mio riconoscerla. Tutti i pesi di ciò che mi circonda mi gravano sull'anima. La mia vita è come se con essa mi picchiassero."

Non condivido queste parole, ma le sento vicine, le comprendo. Credo che facciano parte di alcune mie riflessioni, fanno eco come se le avessi già sentite, dentro di me, in passato, magari in qualche amara discussione con me stesso. Ma qualche momento dopo devo aver scosso la testa, e sono tornato a scrivere, disegnare, leggere, studiare, cercare di capire, cercare di comprendere. Ecco la stanchezza è passata e ho continuato a cercare il senso.

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